IL TERRITORIO DEL CAPO DI LEUCA

PAESI E CITTA’

I Comuni del Capo di Leuca così come delineati dall’area del Gruppo di Azione Locale Capo Santa Maria di Leuca sono attualmente 18 e corrispondono ad Acquarica del Capo, Alessano, Castrignano del Capo, Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Nociglia, Patù, Presicce, Ruffano, Salve, Specchia, Taurisano, Tiggiano, Tricase e Ugento. Un territorio vario, dove ogni luogo ha la sua specificità e ogni periodo dell’anno è accompagnato da eventi e sagre in un’armonia di cultura e tradizione, che esaltano la storia dei luoghi.



Acquarica del  Capo - Torre di CelsorizzoAcquarica del Capo
Piccolo centro agricolo dell’entroterra, deve il nome alle acque copiose del suo sottosuolo, per questo motivo il paese mantiene viva la tradizione della lavorazione artigianale della paglia palustre. Acquarica di origine medievale, sorse dopo la distruzione di Pompignano ad opera dei Saraceni, intorno al X secolo, e all’assorbimento di Ceciovizzo e Gardigliano. Il Paese fu affidato dal normanno Tancredi nel 1190 alla famiglia Guarino, che vi dominò durante varie fasi sino alla fine del XVII secolo. Qui le vestigia del passato iniziano dal Castello, di impianto normanno, probabilmente ristrutturato da Giovanni Antonio Orsini Principe di Taranto che ebbe in feudo Acquarica del Capo nel 1432. Caratteristica è la sua Torre, un prototipo di fortificazione contro le prime armi da fuoco. Poco fuori dal centro abitato vi è la Masseria Celsorizzo del XVII secolo, che fu edificata intorno alla torre di difesa eretta nella metà del XVI secolo. Nella cittadina da visitare è senz’altro la Cappella della Madonna del Ponte, costruita come luogo di culto intorno al ‘600 che nel corso dei secoli ha subito numerosi rimaneggiamenti. Nel centro antico sono poi ubicate numerose case “a corte”; infine degno di nota è il maestoso Palazzo Villani della metà del secolo XIX. Un ultimo cenno spetta alla Cappella della Madonna dei Panelli o dei Panetti, edificata nel XI secolo di origine medievale con un frantoio ipogeo nel XVI secolo, e graziosa testimone della fede semplice delle comunità rurali. In un rapido viaggio tra le bellezze locali si annoverano: la Cappella della Madonna di Pompignano (sec. XVIII); La Chiesa di San Carlo; la Chiesa di San Giovanni Battista, ricostruita nel 1828 sul luogo dell'antica Chiesa Parrocchiale, risalente al 1500, come si ricava da un'iscrizione latina scolpita al di sopra della porta d'ingresso.

Alessano
1186689 10201857803155436 2477563 nLa storia di Alessano, come accade spesso al sud, è storia di innesti, sincretismi e contaminazioni. Incerte le origini, oscure anche l’etimologia della città che Cesare Raho definiva, nel ‘500, “capitale della Leucadia”. Certo, invece, il ruolo di preminenza che le assegnarono i Normanni e il periodo di massimo splendore, nel XVI secolo, sotto il dominio dei Gonzaga. Antica sede di diocesi (soppressa nel 1818), Alessano racchiude in sé singolarità e magnificenza, spazio storico e luogo immaginario. Il cuore del Paese è un suggestivo dedalo di case a corte e architetture rinascimentali testimonianze di un attivissimo centro culturale e fiorente snodo commerciale. Una recente indagine sull’archeologia industriale ci dice che l’olio, in un arco temporale di quasi otto secoli, qui fu davvero “l’olio liquido”. Dalla collina di Montesardo, invece, riaffiorano con insistenza resti della sapienza creativa dei Messapi. Oggi lo stupore e l’incanto vengono degli arabeschi “a secco” delle campagne, dalle sontuose facciate rinascimentali, dal “linguaggio delle pietre” scolpite nella balaustre e nei cornicioni. Sapere alchemico, “arte povera” ed estetismo puro: uroboros e protome antropomorfe, croci greche, latine e a “calvario”, altari magnifici, affreschi eterei. Un sincretismo perenne, un archivio del mito, un alfabetario della storia. La memoria che torna a parlarci nell’affabulazione popolare, nei silenzi di una “corte”, nello spazio metafisico degli antichi palazzi. Alessano è in poche parole una cittadina da visitare, sia per il caratteristico centro storico che ospita anche “la giudecca” – antico quartiere ebraico - sia per i percorsi di fede che da qui si dipanano essendoci la casa natale di Don Tonino Bello, e il cimitero che ne accoglie le spoglie. Il Comune include anche parte della graziosa Marina di Novaglie.

Castrignano del Capo
È il comune pugliese situato più a sud e comprende anche le frazioni di Giuliano di Lecce, Salignano e Santa Maria di Leuca. Tracce antropiche si rinvengono sin dall’età del Bronzo, testimoniate da un menhir ubicato nella frazione di Giuliano di Lecce; successivamente fu un insediamento romano. Il cuore storico "Borgo Terra", di epoca medievale, fu il primo nucleo rurale del paese e si sviluppa attraverso un intreccio di piccoli e contorti vicoli che lambiscono le pareti bianche delle case a corte con caratteristici balconi. Dal 1460 arricchì il paese, Palazzo Fersini. Da visitare la Chiesa Madre San Michele Arcangelo situata nel cuore del paese e datata 1743 in stile barocco; costruita in carparo all’interno presenta un’unica navata e sei altari laterali; la Cappella di S.Antonio da Padova, situata nel centro del paese, fu edificata nella seconda metà del XIX secolo, e presenta una facciata lineare in stile neoclassico; la Chiesa della Madonna delle Morelle, adiacente al cimitero, risalente agli inizi del XIX secolo; la Cappella dello Spirito Santo, piccolissima struttura, dall'estrema semplicità architettonica, del XVIII secolo; la Cappella di Santa Maria della Misericordia, risalente al 1639; la Chiesa della Madonna Immacolata, posta nelle immediate vicinanze del centro storico, caratterizzata da un fastosissimo altare maggiore in marmi policromi. Da notare anche la Colonna dedicata all’Immacolata e la colonna di San Michele. Castrignano del Capo , si vanta inoltre di una perla quale Santa Maria di Leuca, marina nel cuore di un Parco Naturale dominata da un faro e caratterizzata da un lungomare , passerella privilegiata da cui ammirare da un lato il mare con il suo porto e dall’altro una serie di antiche ville dallo stile multiforme ed eclettico. Sempre a Santa Maria di Leuca insistono il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae e la chiesa di Cristo Re, un affascinante esempio di architettura gotico-romanica.

Corsano
Che il territorio di Corsano sia stato abitato fin dai tempi molto antichi, lo testimoniano il ritrovamento di monete e tombe di epoca romana; si presume che il nome della cittadina derivi da un centurione romano di nome “Curzio” al quale furono assegnati alcuni feudi del basso Salento. Un’altra ipotesi lega l’origine della cittadina all’epoca della dominazione bizantina intorno al X secolo d.C..Tale seconda ipotesi è suffragata dal fatto che la chiesa ha esercitato il rito greco fino al XIV secolo ma soprattutto dalla scelta di ben due Santi Protettori di origine Orientale: Santa Sofia e San Biagio. Rimanendo in tema di devozione popolare sono da vedere la Chiesetta gestita dalla Congrega dell’Immacolata risalente presumibilmente alla seconda metà del 1700 e la Chiesetta di Santa Maura , che narra la leggenda sia stata voluta da marinai scampati ad un naufragio. Infine altra bella testimonianza la Cappella dedicata a San Bartolo edificata nel 1714. Da ricordare anche le Cappelle di di San Giuseppe, dei Santissimi Medici .Visitare tali edifici è anche un buon motivo per godere appieno dei suggestivi paesaggi rurali che caratterizzano il Capo di Leuca. Degni di rilievo dal punto di vista storico e ambientale sono poi i frantoi ipogei ubicati nel centro storico del paese e la diroccata torre costiera di Carlo V in località Canale del Rio, ed infine il Bosco delle Querce. Corsano si estende anche sul litorale. I quattro chilometri di scogliera e le acque cristalline del suo mare comprendono posti incantevoli, come marina di Novaglie, La Guardiola, Scala Masciu e Funnu Vojere: luoghi dove la natura trionfa in tutta la sua bellezza. Tra gli eventi di richiamo sono il Carnevale Corsanese, la Fiera Campestre di Santa Maura ed i festeggiamenti in onore del Patrono San Biagio, con due appuntamenti annuali: il primo il 3 Febbraio con relativa fiera, il secondo nel periodo estivo ultima settimana di Luglio, meta di molti turisti e curiosi, date le imponenti luminarie e le originali e variopinte bancarelle .

Gagliano del Capo
E' un piccolo centro del Capo di Leuca con una bella vista sul litorale adriatico. L’origine del paese risale intorno al II secolo a.C. Il toponimo di Gagliano è di derivazione latina, infatti secondo la tradizione sembra che questa terra fosse appartenuta ad un soldato romano di nome Gallo. Al paese appartengono anche due frazioni: Arigliano, dal latino Ager Galiani, San Dana, un paesetto che prende il nome dal Santo Martire dell’Era Cristiana, oltre alla rinomata marina in località Ciolo. Da visitare: Chiesa di San Rocco, edificata nel 1574. In origine, la chiesa era dedicata alla Madonna Assunta. In seguito all'epidemia di peste diffusasi nel 1800, avendo la popolazione chiesto l'intercessione di San Rocco, questo venne nominato patrono del paese. L'edificio è una vera e propria pinacoteca per la presenza di numerose tele di vari pittori salentini. Fra le più importanti: Tela della Vergine con le Anime Purganti (1771) opera di Oronzo Tiso; Tela della Vergine del Rosario (1614) della Scuola di Giandomenico Catalano; Tela di S.Oronzo (XVIII secolo); Tela di San Domenico in Gloria (1778) opera di Saverio Lillo, Tela della Vergine del Carmine con i Santi Carlo Borromeo e Giacinto (1778) di Saverio Lillo; Tela dell'Eterno Padre (1771) opera di Oronzo Tiso. Altri luoghi da non perdere sono il Santuario di San Francesco, il Convento di San Francesco, un Mehnir dell’Era Paleolitica, la Cripta di Santa Apollonia,oltre ai sentieri suggestivi che dal paese portano al mare e intorno ai quali si aprono grotte rupestri con reperti archeologici e si sviluppano delicati ecosistemi. Per gli estimatori dell’arte è d’obbligo una visita a Palazzo Ciardo, casa natale del famoso pittore salentino Vincenzo Ciardo che attualmente ospita l'oratorio parrocchiale, trovandosi accanto alla chiesa Matrice. Il Palazzo fu edificato nel 1900 sui ruderi del vecchio castello baronale, del quale è rimasto solo un torrione con una grande cisterna alla base. L'interno di questo torrione ospita da alcuni anni una piccola cappella.

Miggiano
I primi documenti cartacei testimoniano l'esistenza di Miggiano nel XII secolo. Nel 1156 Guglielmo il Malo distrusse la città di Vaste e gli abitanti, si rifugiarono in parte nella valle dove sorge l'attuale nucleo abitato ed in parte in località Torrepaduli. Testimonianza del miscuglio di popoli è il suo stesso nome che, nel corso dei secoli, si evolve da Mesiano in Misiano, poi Misciano e Miggiano dei Paduli nel 1600 ed infine Miggiano. Un'ipotesi suggestiva, ma non per questo poco reale, fa risalire invece le origini della cittadina all'età del bronzo. La presenza infatti in loco di insediamenti umani risalenti a questo periodo è testimoniata dal ritrovamento di vari menhir, grotte scavate nella pietra, e numerose tombe messapiche e romane scoperte nel 1878. Da visitare senz’altro la Cripta di Santa Marina risalente al IX secolo d.C. Suggestivi gli affreschi del 1400. La cripta riveste notevole importanza per la presenza della “Dormitio Virginis”, raffigurazione ipogeica unica in Italia. Nel territorio di Miggiano sono presenti poi diversi menhir che potrebbero raffigurare divinità funerarie. Tra questi ultimi la più enigmatica è la stele senza volto: ha il collo appena accennato e il volto completamente sfigurato, vuoto, senza lineamenti. Visto il contesto ambientale, dove originariamente era situata, si può ipotizzare che sia una divinità funeraria; se così fosse, ci si troverebbe di fronte ad una scultura particolare, unica in tutta la preistoria. L’altra scultura, invece, è ben definita: raffigura forse un defunto guerriero, ha i tratti del volto ben determinati; in questo caso l’ignoto artista ha lavorato la pietra grezza per comunicare sentimenti ed emozioni. In ultimo ma non da ultimo merita si esser scoperta la Chiesa Matrice (Secc. XVI-XIX-XX) dedicata a San Vincenzo Martire, che rappresenta un interessante esempio di edificio religioso risultato di diversi stili. Di particolare rilevanza artistica è la tela di San Vincenzo Martire, dipinta agli inizi del XVII secolo probabilmente dal neretino Donato Antonio D’Orlando.

Montesano Salentino
Il centro risale probabilmente al XIV secolo. Nei secoli successivi appartenne dapprima alla famiglia D'Aragona e quindi alla famiglia Marulli, detentrice del feudo del Marchesato di Specchia e Campomarino. Tra i suoi monumenti figurano soprattutto la Chiesa Matrice, eretta nel 1822; la Chiesetta della Consolazione, edificata nel 1821; la Chiesetta del protettore San Donato, rimaneggiata integralmente nel 1775, che ospita un dipinto del Quattrocento che riproduce la figura del Santo. Suoi illustri cittadini furono i fratelli Bitonti, medici e chirurghi ed il sacerdote, giurista e rinomato chirurgo Saverio Scolozzi, tutti attivi nel XVIII secolo. Si presuppone che Montesano Salentino sia nato intorno al XIV. L'aspetto naturalistico assume, primaria importanza: anticamente il paesaggio predominante era la macchia mediterranea, una distesa di arbusti e piante aromatiche che si adattarono alla nostra terra carsica, attualmente è caratterizzato da coltivazioni di secolare tradizione, soprattutto uliveti. Tali caratteristiche rendono l'aria molto interessante dal punto di vista turistico. Tra i monumenti di Montesano Salentino figurano soprattutto la Chiesa Parrocchiale, originariamente cinquecentesca e modificata nel XIX secolo, che presenta una facciata animata da un vivace portale; il Calvario, Palazzo Bitonti, i "Palmenti" e le antiche corti. La Cappella del Protettore San Donato, risale all' XI secolo e rimaneggiata integralmente nel 1775, ospita un interessante affresco del '400 che riproduce la figura del Santo Patrono del paese e dell'epilessia, che viene festeggiato il 5-6-7-8 Agosto in una straordinaria cornice di luci, con la partecipazione di tantissimi devoti e turisti. Da quanto si narra fu proprio San Donato ad indicare il luogo migliore dove far sorgere il paese.

Morciano di Leuca
La nascita del primo insediamento abitativo di Morciano di Leuca risale al IX secolo ad opera dei profughi della vicina città di Vereto distrutta dai Saraceni. Nel 1894 guadagna la bella frazione di Barbarano. Il nome potrebbe derivare con molta probabilità dal termine latino murex con riferimento al tipo di terreno di natura rocciosa che caratterizza la sua morfologia. Altre ipotesi suggeriscono una derivazione dal nome latino di persona Murcius o al fatto che in passato fosse un luogo per il deposito della merce. Senz’altro da visitare sono la Chiesa Madre, dedicata a San Giovanni Elemosiniere, risalente al XVI secolo; essa fu edificata su una preesistente struttura del tardo Medioevo. Degna di nota è pure la Chiesa del Carmine, edificata intorno al 1486. Al suo interno campeggia un antico organo oltre a statue in legno e in cartapesta di varie epoche. In seguito alla battaglia di Lepanto fu poi edificata la Cappella della Madonna di Costantinopoli, caratterizzata da un monolite raffigurante una cinquecentesca Madonna col Bambino. Come in ogni Cittadina del Capo di Leuca anche qui esistono numerosi esempi di frantoi ipogei. Se planiamo sulle costruzioni civili invece, da evidenziare il Castello Castromediano-Valentini voluto da Gualtieri VI di Brienne nella prima metà del XIV secolo. Nell’insieme della possente struttura sono i merli della cortina di coronamento la cui forma è quella del giglio di Francia. Il portale d'ingresso, difeso da una piombatoia, è sovrastato da cinque stemmi gentilizi che fungono da ornamento. Attraverso il portone si accede ad un ampio cortile interno intorno al quale sono distribuiti grandi stanzoni adibiti nelle diverse epoche a vari usi. Infine per dar contezza di un territorio tanto ricco, non si può non menzionare Torre vado , nota sia perché rappresenta una delle più belle torri di avvistamento costiere fatte costruire nel XVI secolo da Carlo V per difendere il territorio dalle invasioni dei pirati Saraceni, sia perché indica una delle località balneari sabbiose più prestigiose del Salento.

Nociglia
Quando il popolo romano si indirizzò verso l'antica Messapia invadendo e distruggendo i villaggi incontrati, la gente del posto si rifugiò nel vicino bosco Belvedere per sfuggire al nemico romano. Scampato il pericolo alcuni decisero di rimanere su questo vasto altopiano apprezzando le caratteristiche territoriali del luogo che consentiva il pascolo degli animali, la caccia e la raccolta dei frutti. Proprio queste popolazioni furono i veri fondatori dell'attuale Nociglia. Le prime notizie sull'esistenza del centro salentino le troviamo sulla cartina itineraria della via Traiana, dove era segnalato "Nucillum", voluta appunto da Traiano per allungare il percorso della via Appia, che da Roma giungeva fino a Brindisi, in modo da poterla collegare con il porto di Leuca, punto d'imbarco con l'oriente. Nel viaggio verso Nociglia da vedere la Chiesa dedicata a San Nicola vescovo, risalente al XIX secolo, bella nella sua semplicità si ispira allo stile neogotico. Un cenno a parte merita la Cappella della Madonna dell'Idri (XX sec.) che comprende la chiesa bizantina di San Nicola (XII sec). L'edificio si presenta con una facciata neoclassica costituita da portale timpanato e bifora centrale. Curiosa è l’ubicazione dietro l’altare maggiore di una piccola porta che permette l'accesso alla chiesa bizantina la quale conserva affreschi rudimentali del XIII e XIV sec raffiguranti la Madonna col Bambino, Santa Lucia, San Nicola, Sant'Antonio Abate e altri santi. Altri gli esempi di devozione popolare sono: la Cappella Madonna di Leuca risalente al Seicento, la Cappella dell'Assunta (XVII sec) e la più recente Cappella della Madonna degli Angeli (1902). Per concludere la visita a Nociglia, è d’obbligo un passaggio al Palazzo Baronale, cinquecentesco esempio di costruzione difensiva dominata da una grande torre quadrata con feritoie e piombatoie. È stato restaurato da pochi anni ed è visitabile. Caratteristico è l'annesso giardino pubblico che si affaccia sulla piazza principale del paese e che è destinato ad uso culturale e ricreativo.

Patù
La sua fondazione si fa risalire al 924 d.C. ad opera dei profughi della vicina Vereto, distrutta dai Saraceni. Pur essendo di dimensioni ridotto questo Comune è un concentrato si storia, a iniziare dal famosissimo monumento chiamato “Cento Pietre”. Quest’ultimo in origine era un monumento funebre (heroon), costruito con cento grossi blocchi di pietra squadrati (da qui il suo nome), provenienti dalle rovine dell'antica città di Vereto, per tumulare le spoglie del Generale Geminiano, successivamente traslate in Francia (patria dell'eroe). La storia del militare lo vede ambasciatore dei cristiani presso i mori e da questi trucidato. I suoi soldati ne vendicarono la morte sconfiggendo i pagani nel sito denominato Campo Re (877), ai piedi della collina di Vereto. All’interno del Tempietto si possono scorgere ancora tracce di antichissime raffigurazioni di Santi di origine orientale, a testimonianza che in epoca medioevale il tempietto fu trasformato in chiesa paleocristiana. Sempre a Patù possono visitarsi l’antica Chiesa di S. Michele Arcangelo, eretta nel 1564 e lo splendido Palazzo Romano. La Residenza diede i natali a Liborio Romano, patriota unitario: l’edificio di recente ristrutturato ospita oggi un museo storico. Passeggiando per le viuzze curate di Patù possono scorgersi i resti di quello che fu il 400entesco castello. Uno dei lasciti più importanti è costituito dalla Chiesetta di San Giovanni Battista risalente al X secolo che si erge di fronte alle Centropietre. L'edificio ricorda la cruenta battaglia tra Cristiani e Mori del 24 giugno 877. La chiesa è uno degli esempi più caratteristici dell'arte romanica pugliese. In ultimo un cenno a parte meritano il Sito di Vereto che sorge sull'omonima collina dominante la rada di San Gregorio e la Chiesa della Madonna di Vereto. Sul primo luogo sorgeva l'antichissima città messapica di Vereto, conosciuta sin dal V sec. a.C. e citata da Erodoto, la seconda tappa sulla collina porta alla Chiesetta edificata agli inizi del ‘600 dal Principe Zunica, signore di Alessano. Per gli amanti del mare è d’obbligo una visita alle marine di Patù: Felloniche e San Gregorio.

Presicce
Secondo alcuni l’origine della cittadina di Presicce, risale all’alto Medioevo, probabilmente intorno al VII - VIII secolo tuttavia è certo che nel secolo XII, in pieno periodo normanno, Presicce è già un piccolo centro abitato. I Normanni fortificarono quel modesto abitato per potenziare e controllare il già fiorente commercio dei prodotti agricoli e dell’olio di oliva. Nei secoli passati l’economia del paese è stata a carattere prevalentemente agricolo, lo testimoniano tra l’altro i numerosi frantoi ipogei che si trovano nel sottosuolo del centro, evidenziando uno stato di agiatezza degli abitanti. Fra questi vanno enumerati diversi mercanti di olio di oliva che si occupavano dell’esportazione del prezioso “oro liquido” dal porto di Gallipoli verso le piazze europee. Il territorio del comune di Presicce risulta essere quello con il maggior numero di trappeti a grotta. I più antichi sono ancora identificabili sulla Serra di Pozzomauro, scavati nella roccia calcarea. Fino al 1550 l’assetto conferito al paese dei normanni non subì variazioni di rilievo; intorno al mastio normanno del 1100, nucleo originario del palazzo Ducale, si organizzarono e si svilupparono le attività produttive del paese. Il centro storico di Presicce è ricco di storia e non a caso è annoverato nell’esclusivo club dei “Borghi più belli d’Italia”. Tra il centro storico e il paese tanti gli edifici e i monumenti da visitare come la colonna di Sant’Andrea, Casa Adamo Izzo, Casino Cazzato - Carratta, Palazzo di Città, Palazzo Lia, Palazzo Valentini di Castromediano. Tra gli edifici di culto degni di nota sono poi la Cappella Madonna Addolorata, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli con annesso Convento dei Padri Riformati,la Chiesa Matrice di S. Andrea e il Convento con annessa la Chiesa del Carmine.

Ruffano
Esiste un modo di conoscere le grandi vicende storiche, l’arte, la cultura e la tradizione dei luoghi, anche attraverso un contatto diretto, itinerante, questo è la migliore via per conoscere Ruffano. Sul dorso della piazza spicca la grandiosa costruzione barocca della Chiesa Matrice (primi del ‘700), ai cui elementi architettonici esterni si aggiungono al suo interno, motivi decorativi in pietra leccese di rilevante carattere artistico. Nella sagrestia è possibile oggi ammirare dei resti ceramici databili tra il XIV e il XVII sec., rinvenuti durante i lavori di ristrutturazione oltre agli arredi liturgici di varie epoche, finemente ricamati e di particolare pregio artistico. Ricche di storia locale e motivi artistici barocchi, le altre chiese: la Chiesa della Madonna del Carmine, edificata nel 1713 sull’antica chiesa-cripta ipogea di San Marco ricca di affreschi databili al XII secolo; la Madonna del Buon Consiglio edificata nel 1845, prima parrocchia di Ruffano insistente sull’antica chiesa bizantina di S. Foca; la Chiesa di San Francesco d’Assisi, accorpata al seicentesco Convento dei Cappuccini (1621). Poco fuori il paese si possono ammirare: la collina della Serra con la chiesa in posizione panoramica, la chiesa-cripta del Crocifisso (XII sec.), l’antica Masseria Maraviglia o l’antica cappella di Santa Maria ad Nives, di origine bizantina. Se il visitatore volesse conoscere altre bellezze può ammirare il castello (1626), costruito accanto alla Chiesa Matrice, su quella che era un’antica fortezza risalente all’Alto Medioevo. L’itinerario artistico del visitatore può proseguire raggiungendo l’antico Convento dei cappuccini, testimone della vita religiosa e culturale di quell’epoca, dove si possono notare ancora due meridiane del 600 (uniche in provincia). Infine tra i bei palazzi del centro storici una menzione particolare merita la bifora monca di Casa Licci. Non meno interessanti sono i dintorni di Ruffano: dalla vicina frazione di Torrepaduli con la sua storia ed il suo Santuario dedicato a San Rocco, meta di pellegrinaggi, e luogo singolare dove si svolge la tipica festa in onore del Santo: la notte tra il 15 e il 16 Agosto, si tengono caratteristiche manifestazioni folkloristiche, come la “danza delle spade”, il ballo della “pizzica - pizzica” ed esibizioni musicali con i tamburelli salentini.

Salve
Ha origini antichissime (267 a.C.) che ne hanno fatto un museo a cielo aperto. Il territorio di Salve è ricco di lasciti e suggestivi scorci, a iniziare dallo splendido litorale di sabbia fina e bianca per finire al Feudo del Fano. Quest’ultimo cela una grossa fetta della conoscenza del Salento: così nella Grotta Montani, sulla collina Spigolizzi, sono stati scoperti resti del Pleistocene; nel sito messapico della Chiusa, che reca ancora vestigia delle mura ciclopiche larghe sino ad otto metri e alte quattro che cingevano l’abitato, è stato portato alla luce un villaggio dell’Età del bronzo. E poi, una cripta basiliana, lo scenografico Palazzi Ceuli, con la sua scala barocca, il frantoio ipogeo Le Trappite del 1601 e tante altre bellezze nascoste. Tra le tante si segnalano: la Torre dei Montano (1.563) con le caratteristiche garitte e feritoie; la Chiesa in stile gotico di San Nicola Magno, che contiene all’interno un organo costruito nel 1658 da Giovanni Battista Olgiati; Palazzo Ramirez, con le volte affrescate e una loggia finemente decorata al piano nobile. Fuori dal centro abitato si possono ammirare la Masseria dei Fani e, a Torre Pali, la caratteristica torre circondata dal mare. Una citazione a parte va al c.d. “tesoretto di Salve” , esposto a palazzo Ramirez e ritrovato sul sito nel fondo “Fano”; esso è composto da 68 monete d’argento: 31 stateri di alcune delle principali città della Magna Grecia (attuale Italia meridionale), 35 “pegasi” battuti da alcune zecche dell’Acarnania (oggi nella Grecia nord-occidentale) e uno coniato da una città della Magna Grecia, 1 quadrigato battuto da Roma. Gli esemplari coprono un arco cronologico che va dalla seconda metà del VI sec. a.C. circa, fino alla fine del III secolo a.C. circa; la data di occultamento si deve porre negli ultimi decenni del III secolo a.C. Infine l’ultima menzione è per la Masseria di Santu Lasi di recente dichiarata “bene di interesse culturale particolarmente importante”, per le interessanti stratificazioni archeologiche che presenta.

Specchia
Il Borgo di Specchia, entrato a far parte dell’esclusivo club “Borghi più belli d’Italia”, rappresenta un’occasione unica per scoprire un angolo della Terra di Leuca poco conosciuto, a una manciata di chilometri dal mare, in un luogo dove la storia, le tradizioni e la cultura si fondono per portare il visitatore alla scoperta di uno dei gioielli del Salento di ineguagliabile bellezza, paragonabile alle cittadine che si affacciano sul Mediterraneo. Colui che visita il cuore antico di Specchia, risalente al XVI secolo, giunto intatto fino a noi, rimane incantato dai palazzi, dalle case nobiliari, dagli edifici votivi come la Chiesa Matrice, quella della Madonna Assunta, quella di S. Antonio; tutte ricche custodi di arte barocca a testimoniare la magnificenza del passato e la remota vetustà della cittadina. Il visitatore, partendo dal maestoso Castello Risolo con il suo portale seicentesco, percorrendo un itinerario che si sviluppa in una sottile ragnatela di viuzze, corti e gradinate, potrà raggiungere la Chiesa del Convento dei Francescani Neri che, secondo la tradizione locale, fu costruita in quel luogo in ricordo della sosta di S. Francesco d’Assisi durante il suo viaggio di ritorno dall’Oriente. Tramite un bellissimo arco ogivale, si accede all’antica cappella di Santa Caterina di Alessandria; preziosissima per i suoi affreschi, decoranti tutta la superficie interna. Il luogo sacro fu costruito nel 1532 ad opera della famiglia Meriglia; le caratteristiche volte a vela illustrano le effigi dei Profeti, mentre la parte inferiore delle pareti riporta gli affreschi del martirio di S. Caterina di Alessandria raccontato in più riquadri. Le restanti superfici delle stanze raffigurano diverse immagini: la caduta di Cristo durante il viaggio al Calvario, la Sibilla Cumana con alcuni versi di Virgilio ed altre figure. Poco distante, nelle campagne tra Specchia e Miggiano, si trova la Chiesa di S. Eufemia, piccolo edificio di culto, di origine bizantina, probabilmente il primo luogo sacro nell’antica storia di Specchia.

Taurisano
I primi documenti attendibili che parlano di Taurisano ci riportano verso la fine del sec. XII, durante la dinastia normanna. La città ha dato i natali ad alcuni personaggi illustri: da ricordare i Duchi Lopez y Royo, e la figura del filosofo Giulio Cesare Vanini il cui pensiero e la cui opera sono oggi prezioso oggetto di studio. Tanti gli edifici da visitare, solo per citarne alcuni Casa a Corte Palazzo Casto, Casa natale di Giulio Cesare Vanini, Corte via Cesare Battisti, Palazzo Ducale e in ultimo una graziosa finestra rinascimentale (1578) posta sulla strada più stretta del paese e forse di tutto il Salento, via Isonzo. Tra il patrimonio rurale sono da annoverare il bel Frantoio di Donna Marina Colona (Scalèra) e la suggestiva Grotta di Santa Lucia; Nell’hinterland , poi, tante le masserie fortificate e i caratteristici trulli. Ma il retaggio più affascinante e ancestrale della zona rimangono senz’altro i Menhir e le specchie (cumuli di pietra). Riguardo queste ultime, proprio qui sorge la “Specchia Silva”, una delle più importanti e la più grande fra quelle osservate da studiosi e cultori appassionati. Circa l’origine e la loro destinazione, continuano a circolare varie e numerose ipotesi. Nella credenza popolare la leggendaria tesi che si trattasse di tombe di uomini illustri si colorava di orrore e di mistero, perché si andava alla ricerca della cosiddetta “acchiatura”, un tesoro nascosto tra i cumuli delle specchie, per impossessarsi del quale l’audace aspirante doveva affrontare rischiosi riti satanici. Secondo le teorie più accreditate, tali cumuli sarebbero, testimonianze di riti di popolazioni aborigene, sulle quali si sono innestate altre civiltà, come quella greca e messapica. Altra ipotesi è che le “speculae”, erano posti di avvistamento e di vedetta. Una menzione a parte merita infine il patrimonio naturalistico, la cui espressione maggiore è data dall’imponente Quercia roverella. Riguardo gli edifici di culto un rapido excursus annovera: la Cappella Santissimo Crocifisso; la Chiesa di Maria Santissima della Strada (1320 crica) rappresenta il più importante esempio di architettura romanico-pugliese del Salento, la Chiesa di San Nicola o Madonna Consolata (1733), la Chiesa di Santo Stefano ( Medioevo), la Chiesa Matrice.

Tiggiano
L'origine di Tiggiano è da ricondurre al periodo della conquista romana del Salento, in seguito alla quale i territori furono ripartiti e assegnati ai centurioni romani. Successivamente accolse i superstiti del vicino casale di "Valiano", distrutto durante una incursione barbarica. A dominare il centro storico, piccolo mondo antico fatto di tipiche costruzioni, è il possente Palazzo Baronale. Quest’ultimo è una costruzione seicentesca che ha inglobato il cinquecentesco blocco turrito centrale, ora sede del Municipio. La struttura ricca di elementi rinascimentali, testimonia il lungo dominio della famiglia Serafini-Sauli. All’apparenza austero questo bell’edificio si apre all’interno in un giardino che conduce ad un lussureggiante bosco, vero e proprio museo di macchia mediterranea, ricco di alberi pini, querce e lecci che si estende per circa Ha 2.18.00, e custodisce un tipico sottobosco, vivacizzato dagli odori caratteristici del timo, della salvia, della menta e del profumato rosmarino. Il viale in asse con il portone centrale termina con una imponente edicola neoclassica. Visitando Tiggiano è d’uopo una passeggiata sino a Torre Nasparo un'opera di fortificazione e di difesa dal mare risalente al 1565, che proietta lo sguardo su un tratto di costa indimenticabile. Tornando al cuore della cittadina da vedere è la Chiesa Madre eretta nel XVI secolo su un edificio preesistente dedicato al patrono del paese, Sant'Ippazio. Proprio in concomitanza con le celebrazioni in onore del Santo, ogni 19 gennaio, ha luogo la tipica fiera a cui si associa un prodotto, che si può assaporare solo qui: la pestanaca di Sant’Ippazio. Altro dettaglio da ricordare , Tiggiano ospita un Museo delle arti e della filosofia. Un ultimo cenno è per la Cappella della Madonna dell’Assunta sede dell'omonima Confraternita, fu edificata nella metà del XVIII secolo, dominata all’interno dall’altare maggiore, finemente scolpito con foglie d'acanto.

Tricase
Le teorie circa l’origine di Tricase sono diverse. Pare che il centro sia sorto dall’unione di 3 “casali”. Nel 1398 fece parte del Principato di Taranto; successivamente passò in mano a vari feudatari finché raggiunse il massimo splendore nel 1806 con i Principi Gallone. Nella stupenda Piazza Pisanelli, considerata una delle più belle del Salento, vi è la Chiesa di San Domenico, monumento nazionale, che fu edificata nel 1688 sui resti di un’antica chiesa. Pur restando ignoto il nome del progettista, il suo stile si rifà a quello dello Zimbalo, autore del campanile di Piazza Duomo a Lecce. Se bella è la facciata, il suo interno è un’esplosione di arte barocca. Rimanendo in tema d’arte religiosa, da visitare la Chiesa Matrice, edificata sui resti di un’antica chiesetta cinquecentesca. Dal suo interno si accede in una cripta dedicata alla Madonna di Pompei. A dominare Piazza Pisanelli è senz’altro il monumentale Palazzo Principesco dei Gallone, attualmente sede del Municipio. Il mastodontico edificio ha pianta a forma di ferro di cavallo e si compone di due torri laterali, risalenti al ‘300 e del corpo centrale, fatto costruire da Stefano Gallone nel 1661. Percorrendo le stradine che da qui si dipanano si arriva alla Chiesa di San Michele Arcangelo (1624), dalla facciata rinascimentale, annoverata tra le “sette perle” dell’architettura leccese. Il nostro viaggio si conclude tra miti e leggende con l’affascinante e misteriosa Chiesa della Madonna di Costantinopoli, nota anche come Chiesa dei Diavoli. Ma tra le tante storie di cui Tricase è custode, una delle più importanti alloggia all’ombra dell’enorme Quercia Vallonea, o dei Cento Cavalieri, divenuta l’emblema della città, che risale al XII secolo: la sua maestosa imponenza incantata anche il visitatore più distratto. Fanno infine parte del territorio di Tricase le frazioni di Lucugnano e Depressa ed i rioni di Tutino, Sant’Eufemia, Caprarica. Nella vicina frazione di Lucugnano si può visitare il Palazzo Baronale dello scomparso ed apprezzato poeta Girolamo Comi, mentre nella frazione di Depressa una nota merita l’antico Castello dei Winspeare, (XIV sec.) e reso quasi un’armonica e fiabesca visione da due torri cinquecentesche. Da non dimenticare le Marine: Marina Serra, Tricase Porto.



UGENTO 
I molti studiosi che scrissero intorno alle origini di Ugento non si trovarono mai d'accordo circa il periodo della sua fondazione, ed hanno sostenuto varie e contrastanti ipotesi a testimonianza della sua origine , persa nella notte dei tempi. Ciò è testimoniato dai numerosissimi lasciti del passato a iniziare due magnifici Menhir, che si possono ammirare nella frazione di Gemini e nella masseria di Terenzano passando per le ciclopiche mura messa piche (1500-1000 a.C.) di cui ancora rimangono poderose vestigia. Per tali ragioni Ugento è considerata una città d’Arte con un ricco percorso storico culturale che può iniziare dal Castello, rozzo e robusto che svetta, secondo alcuni, sin dal periodo dei Romani. Proseguendo lungo un sentiero ideale si incontra la Chiesa della Madonna di Costantinopoli un piccolo edificio degli inizi del sec. XVII collocato in prossimità del passaggio dell'antica via Traiana Sallentina, il tratto viario di origine romana che, nei secoli, divenne un frequentatissimo percorso religioso. Un singolare quanto caratteristico luogo è anche località Cupelle, dove incastonata in antiche cave di pietra calcarea c’e’ una colombaia rupestre probabilmente di epoca medievale. Posto “misterico” potrebbe definirsi la Cripta del crocifisso, risalente ad epoca messapica; la sua caratteristica è la volta , sulla quale campeggiano affreschi del datati tra il XIII e il XVII sec. elementi astrali, stelle a sei e a otto punte, animali reali e fantastici, motivi floreali e vegetali, scudi crociati in rosso e scudi crociati in nero. In questi ultimi elementi è stata vista un'allusione, rispettivamente, ai Templari e ai Cavalieri Teutonici. In un rapido excursus altre tappe obbligate per gli amanti dell’arte e del bello sono: la Domus urbanae, il Museo Colosso, il Museo di Archeologia, il Museo diocesano, il quartiere artigianale Romano e medievale, la Tomba Via Salentina, il Tratto della Cinta Messapica, e la Necropoli in uso dall'epoca arcaica a quella ellenistica (dal VI al III sec. a.C.). Una menzione a parte è per le Marine , Torre Mozza e Lido Marini, apprezzatissimi litorali dalla sabbia bianca e dall’acqua cristallina.

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