LA RURALITA' DEL CAPO DI LEUCA

Raccontare il Capo di Leuca è descrivere un affresco in cui a dominare è senz’altro il paesaggio rurale. L’architettura rupestre e le colture agrarie della tradizione, delineano un panorama antropico millenario; i terrazzamenti olivetati che coprono la maggior parte dell’area, merlettati da muretti a secco, segnano il definitivo trionfo della pietra sui terreni brulli e coltivati. In questo affresco a tinte forti  non mancano veri e propri manufatti possenti come le muraglie a secco (mantagnate) costruite per proteggere le varie colture dal vento salmastro. Tra i manufatti spicca  un sistema di piccole medie e grandi costruzioni conosciute come specchie (cumuli di pietre) pajare e furneddhi, ricavate dal dissodamento delle terre da coltivare: caratteristici lasciti di un mondo in cui tutto era funzionale all’attività agricola. Numerosi esempi se ne scorgono lungo la costa oltreché a Specchia, nelle Campagne di Tricase, Corsano, Salve (famosa la pajara Trausceddhu) e Presicce, mentre a Taurisano si erge la ciclopica Specchia ‘Silva’. Oggi le arcaiche abitazioni sono state trasformate da molti in vere e proprie oasi di ristoro e riposo  dove ascoltare in rispettoso silenzio la voce e il ritmo della natura. Ma la civiltà contadina aveva anche una dimensione verticale la cui più intima espressione è data dalla rete di grotte scavate nella pietra, di cripte votive e chiesette rupestri impreziosite da affreschi parietali in cui culti e culture orientali e occidentali si sono fusi sopravvivendo al tempo e alcune volte all’incuria. Da visitare, solo per citarne alcune, la misteriosa e affascinante Chiesa dei Diavoli a Tricase, la Cripta della Madonna del Gonfalone a S.Eufemia e quella del S. Crocifisso di Ugento, la cripta del Carmine a Ruffano e quella dedicata alla Madonna del Passo a Specchia, infine la piccola chiesetta di S. Barbara a Montesardo (frazione di Alessano). Quest’ultima, risalente all’anno 1000 circa, in fase di recupero proprio grazie ai fondi del GAL Capo Santa Maria di Leuca, riveste una  particolarità nel panorama degli edifici di culto salentini e presenta un ciclo di affreschi labili ma potenti di suggestiva bellezza. Ma una citazione a parte merita davvero il complesso di Leuca Piccola a Barbarano (Morciano), gioiello architettonico il cui corpo principale risale al 1600. Esso è dominato da un piccolo Santuario e da una galleria sottostante simile ad un frantoio ipogeo dove trovavano riposo i pellegrini diretti al santuario di santa Maria di Leuca.  Molte le curiosità legate a questo luogo. Poco fuori dal centro si trovano poi le Vore carsiche, un salto spettacolare nelle viscere della terra, oggetto di studio e attività sportive estreme.
Ma il Salento del Re Idomeneo, laboriosa terra di confine, soggetta a scambi culturali e commerciali è stata anche flagellata dai Saraceni ad arginare i quali rimangono fieri baluardi le torri Costiere, un sistema di costruzioni militari d’avvistamento, che percorre tutta la costa e cuce in un eterno rapporto di osmosi la terra e il mare. Strettamente connesse a queste ultime le  numerose masserie fortificate, comunità autarchiche databili a varie epoche oggi recuperate e trasformate in luoghi di charme aperti al turismo sostenibile anche grazie all’intervento di agenzie di sviluppo come il GAL. Masseria Macurano ad Alessano, Masseria Serine a Castrignano del Capo, Masseria Sannicola a Patù, solo per citarne alcune, ne costituiscono un valido esempio. In una rapida planata sul patrimonio rurale un capitolo a parte occupano i frantoi ipogei. Enciclopedia sulla storia dell’olio essi sono anche testimonianze del duro lavoro dell’uomo. Il prezioso liquido era ottenuto dalla rotazione delle “molazze” enormi e pesanti macine, spinte dagli animali e da possenti torchi.  In questi ambienti scavati sotto terra, tra il buio e l’umidità convivevano animali da soma e trappitari . Piccoli o di grandi dimensioni, singoli o collegati tra loro in un grande microsistema locale, i frantoi ipogei della Terra dei due Mari contengono quell’energia segreta di una terra ricca da sempre di oliveti. Ancora oggi i visitatori che scendono nel cuore di questi monumenti al Lavoro, possono ascoltare la vitalità potente che li pervade.